Corrivo

~giovedì, 28 febbraio 2008. Alandro, commenti (1)


La fine surrogata nel cordoglio, pesca ricordi, appressata alla fiumana di pensieri. Lo stridio sordo del corteo striscia, pencolante, lungo gli argini di questa stanza.

Cade.

Si rialza; poi si concepisce assiso nei vagheggi riversi sull’orlo d’un sussurro ormai precite.




« 17:50, [..]è questa la mia finitudine »

Reliquiario

~martedì, 20 novembre 2007. Alandro, commenti


La bocca che si contorce in funambolica passione, districa il filo d’ogni lamento. Un sorriso di compiacimento dipana la carne affluendo senz’argine se non l’aria avvoltolata nel concubito armonia. La notte germina, inoculata in fessure esangui; ai lombi cinge schiere di parole trafitte nella pelle con stille permeate al suolo, sfavilla nel rigoglio rutilante di pervinche concitate, di dita frementi e di radici appigliate al sospiro del ventre.

Digiune, solcano rivoli e rogge, le unghie convulse; lungo quell’alveo le combinazioni di un estroso ardore fluitano dalla schiena ai suoi petali, sino a giungere alla gamba tornita; ed infine accumulandosi al limine, fra l’accoscio, premuto all’ambascia cocente, e il ciglio, pago nel ritrarre braccia legate a gambe campite in file d’orme riboccanti in orli venate sulla memoria.




« 13:51, [..]è questa la mia finitudine »

Ritorno Ceduo

~sabato, 10 novembre 2007. Alandro, commenti (1)


Il pensiero della morte non è mai stato sì irruente da empire la carne, scivolando fra le viscere. Come dolce piacere, questa mestizia s’acconcia tacciando la pelle sopra il rugghio di lubriche tinte.




La testa incatenata della pressura palpitante nelle vene; il cuore tremebondo non dissuade il fagocitare stizzoso dell’aria, come a voler esser sorpreso d’una vita non più opinata. Sento di star qui ad obliterare le passioni sotto il cupo panno del disordine mentale; quante volte ancora dovrò affrancarmi dall’immagine fessa laddove lo specchio depreca i miei sguardi arrangiati in melodia atona! L’ostinazione delle lettere ritorna a bussare sui fogli in un continuo tramestio delle mani; dita avvinte dal suadente richiamo d’un salmodiare mattutino, percorreranno sentieri tracciati lungo i bordi dell’effati lastricati con sangue e omesse parole, per spalancare venerazione all’effige del discorso.

La lingua blandisce le labbra cercando di vivificarne la carnosità arsa nel languore dell’immota parola. Perché questo austro mosso a carezzevole con striscio adagio, non avvampa in quel libeccio tempestoso, nei miei sogni sempre vagheggiato, a sbattermi il cuore e le gambe ché io possa affogare? Non ho bisogno d’una sbirciata in cui tu possa riversare le tue domande; chiedo solo due occhi in cui mescere in lutto il cordoglio del mio comunicare.. e sarà rinascita!




« 19:15, [..]è questa la mia finitudine »










Renosa lapide

«Vestirsi di parole elemosinate, conchiglie di spiaggia tracciano solchi fra le onde morte sulla sabbia. Vuota la questua di pena contrita alla faccia del sole che, con suoi cipigli ed arcigni fiotti roventi, arde su bronzee figure.»

Utente: Alandro
Nome: Alessandro

Mi sono identificato nella mimesi di *loading* sguardi.


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Vicessitudini

Sono ancora in cerca di quel filo che mi conduca alla perfezione dell'istante su cui scrivere la trama della mia vita


Devozione

Incline, quasi morbosa saturazione, nel concertare il pensiero volto alla muta esegesi della figurazione umana, che lambisce il parossismo.
Una rituale commozione scaturisce dai riverberi musicali mentre la letteratura corrobora l'anima fortificando quella misera ridotta delle mie convinzioni

Disamori

Il collassare dell'uomo sotto sistemi divisati in frode religiosa

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Le fighe di Marlene
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Un assiepamento cartaceo


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